Nonostante le pressioni del mondo imprenditoriale, il Senato ha confermato la riforma respingendo tutti gli emendamenti, inclusa la proposta di posticipare l’entrata in vigore a luglio 2025.
Anche i veicoli ordinati nel 2024 ma immatricolati l’anno successivo non godranno di alcuna tutela.
Il nuovo sistema favorisce i veicoli elettrici e ibridi plug-in, mentre penalizza le auto con motore termico tradizionale, che rappresentano ancora la maggioranza del parco auto aziendali.
Questo cambiamento comporterà un aumento del valore imponibile del benefit, incrementando il carico fiscale per i dipendenti e gli oneri contributivi per le aziende.
Particolarmente delicata è la situazione dei contratti già in essere. L’assenza di una clausola di salvaguardia per i veicoli immatricolati prima del 2025 crea incertezza sulla disciplina fiscale applicabile.
Si attende, quindi, un intervento chiarificatore da parte del Ministero dell’Economia.
Con la Camera chiamata a ratificare il decreto entro il 25 febbraio senza possibilità di modifiche, aziende e lavoratori dovranno adattarsi rapidamente al nuovo regime. La riforma 2025 del fisco auto rappresenta una sfida economica che richiederà una gestione attenta e strategica delle risorse da parte di tutti gli attori coinvolti.